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Perchè il latte materno è importante?
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Perchè il latte materno è importante?

Perchè il latte materno è importante?

Le linee guida sull’allattamento esclusivo al seno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono chiare: per i primi sei mesi di vita è insostituibile e fortemente raccomandato, a meno che non ci siano delle condizioni particolari. Secondo l’OMS, l’allattamento al seno richiede un avvio precoce, possibilmente entro un’ora dalla nascita del bambino, e deve proseguire fino al compimento del sesto mese, momento in cui si può iniziare ad integrare alimenti complementari adeguati dal punto di vista nutritivo. Si può continuare ad allattare al seno fino ai due anni, e anche oltre, nel rispetto delle preferenze della mamma e del bambino.

La comunità medica internazionale è concorde nel ritenere che sei mesi di allattamento esclusivo al seno giovano alla salute dei bambini, prima di tutto dal punto di vista dei valori nutrizionali, ma anche per ridurre il rischio di obesità. Il neonato che si nutre al seno mangia esattamente la quantità di cibo di cui ha bisogno. Non rischia, quindi, di assumere calorie in eccesso, mentre l’introduzione precoce di alimenti solidi lo espone al rischio di una dieta bilanciata, troppo ricca di calorie e proteine. Il gusto per i sapori dolci, poi, è innato nei bambini e non può certo essere modificato forzandoli ad assumere delle pappe che invece tendono all’amarognolo. Inoltre, occorre ricordare che il latte materno non ha sempre lo stesso sapore, bensì cambia di giorno in giorno, rispecchiando l’alimentazione quotidiana della mamma ed esponendo il piccolo ad ‘assaggi’ di gusti diversi.

Va comunque detto che i neonati nn sono tutti uguali, e se per la maggior parte di loro sei mesi di allattamento esclusivo rappresentano il meglio che si possa offrire, alcuni hanno delle necessità diverse, e sono pronti all’introduzione degli alimenti solidi prima dei sei mesi, già intorno a quattro o cinque. Ferma restando la validità delle linee guida dell’OMS,  spetta ai singoli pediatri e alle famiglie valutare caso per caso se un bambino mostra di essere pronto in anticipo per le prime pappe. Del resto ci sono anche dei piccoli che rifiutano gli alimenti solidi dopo i sei mesi di latte materno: in questo caso, in accordo con il pediatra, si può ritardare lo svezzamento fino ai sette-otto mesi. L’introduzione degli alimenti solidi è un processo naturale che dovrebbe svolgersi con spontaneità, senza prescrizioni rigide e allarmismi infondati, facendo in buona misura affidamento sulla capacità istintiva del bambino di auto-regolarsi.

Secondo un recente studio inglese (pubblicata sul British Medicali Journal da un gruppo di pediatri di Londra, Edimburgo e Birmingham) ci sarebbero ragioni valide per introdurre i primi alimenti solidi nella dieta dei neonati già al quarto mese di vita, perchè arrivare fino al sesto con il solo latte materno esporrebbe i bimbi ad un rischio maggiore di sviluppare allergie alimentari e celiachia, anemia da carenza di ferro e obesità in età adulta. Inoltre aumenterebbe anche il rischio di allergie alimentari, ritardando l’esposizione del piccolo a potenziali allergeni, mentre il contatto precoce con gli allergeni, secondo questi studiosi, può avere un effetto protettivo. Secondo l’OMS, invece, è il latte materno a svolgere un’azione protettiva contro tutte le forme di allergia, nella misura in cui è proprio attraverso il latte della mamma che il neonato entra in contatto fin dai primi giorni di vita con gli alimenti di cui si nutre la mamma.

Altra argomentazione degli autori della ricerca, riguarda la carenza di ferro: il latte materno ne è povero e l’introduzione dei primi alimenti solidi, in particolare della carne, serve proprio a fornrie al bambino un adeguato apporto del prezioso minerale. L’impoverimento delle riserve di ferro dell’organismo dei neonati, però, non avviene all’improvviso, al compimento del sesto o del quarto mese di vita. Si tratta di un fenomeno progressivo e comunque inizialmente è un impoverimento fisiologico che non comporta alcun rischio per la salute dei piccoli. Di certo se l’allattamento al seno proseguisse in modo esclusivo oltre i sei mesi, la carenza di ferro sarebbe consistente, mentre in genere un bambino che era normopeso alla nascita non soffre della carenza del minerale dopo sei mesi di latte materno. Qualche attenzione in più va invece riservata ai bambini che nascono con peso inferiore alla norma e possono aver bisogno prima degli altri dell’introduzione di carne o cereali arricchiti di ferro, o addirittura della somministrazione di un integratore specifico. Si tratta però di un problema che riguarda una minoranza di neonati.

Debora De Santis
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