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Quali sono i cibi a rischio diossina?
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Quali sono i cibi a rischio diossina?

Quali sono i cibi a rischio diossina?

Se ne parla e se ne riparla. Per un pò si dimentica e poi se ne parla di nuovo. La diossina sembra far parte ormai della nostra alimentazione, da quando nel 1999 se ne parlò per la prima volta in relazione ai polli provenienti dal Belgio, che ne contenevano una quantità di molto superiore rispetto ai livelli tollerabili stabiliti dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

Poi fu la volta dei pesci nel 2002, a causa di mangimi inquinati, nel 2003 dei bovini ancora per via di mangimi non conformi, e ancora negli anni a seguire, sempre perchè nella produzione dei mangimi per pesci e carni si utilizzano oli e sostanze inquinati. L’allarme dei consumatori ogni volta sale alle stelle, soprattutto per chi ha bambini piccoli e si preoccupa giustamente ancora di più di quello che possono mangiare.

Ma di cosa si tratta esattamente? Di una sostanza che fa male, ma esattamente in quali alimenti si trova e come si può evitare? Iniziamo intanto col dire che gli alimenti maggiormente interessati dal problema sono quelli che contengono grassi di origine animale, quindi pesce e carne, salumi, latticini e uova. Per quanto riguarda la carne, si può ridurre il rischio togliendo il grasso, ed anche nel caso del latte, dello yogurt e dei formaggi, meno sono grassi e  più bassa è la possibilità di trovarvi della diossina.

Fondamentale è la scelta di prodotti italiani, nella misura in cui sono in linea di massima più sicuri, soprattutto i prodotti di origine animale in quanto vengono controllati dai servizi veterinari collegati al Ministero della Sanità a tutela della salute dei consumatori piuttosto che degli interessi delle industrie. Una buona dose di attenzione supplementare è però d’obbligo, perchè individuare il marchio italiano non è sufficiente.  Sono infatti molte le industrie italiane che appartengono a gruppi multinazionali e possono quindi utilizzare delle materie prime provenienti da altri paesi per realizzare i loro prodotti in Italia. Quello che conviene fare è preferire quegli alimenti che, al di là della marca, offrono ulteriori garanzie sulla loro reale origine.

Del resto, dopo il grande scandalo della mucca pazza, la legge sull’etichettatura delle carni bovine è diventata fra le più severe e consente di individuare con precisione la loro origine. E’ infatti obbligatrio che sull’etichetta della carne esposta al pubblico siano riportate determinate informazioni: per prima cosa il paese di origine dell’animale, e a seguire il paese in cui è stato allevato, quello di macellazione e quello di sezionatura.

Chiarire l’origine dei prodotti è essenziale per valutarne la sicurezza, come ha stabilito il Parlamento Italiano con una legge ritenuta d’esempio dall’Unione Europea, il decreto 2260, secondo il quale è obbligatorio indicare l’origine su tutti i prodotti. Alla base c’è l’obiettivo di salvaguardare il Made in Italy, ma comunque se ne avvantaggeranno anche i consumatori in termini di sicurezza alimentare. E anche se questa legge non è ancora attiva, rappresenta un passo in avanti per ottenere informazioni sulla provenienza di tutti i cibi, sia quelli da consumare direttamente che quelli da trasformare prima del consumo.

Il principio non vale solo per la carne, ma anche per le uova. Per ogni uovo è garantita oggi la possibilità di accertarne l’origine, attraverso il codice composto da cifre e lettere che deve comparire obbligatoriamente sull’etichetta. Per imparare ad interpretarlo basta sapere che il primo numero indica il tipo di allevamento, poi c’è la sigla del Paese di allevamento e infine il codice attribuito all’allevamento. Il tipo di allevamento prevede 3 modalità: 0 per il biologico, 1 per le galline allevate all’aperto, 2 per le galline allevate a terra, 3 per le galline allevate in batteria. Il paese è indicato con la normale sigla IT, FR e via dicendo, e il codice dell’allevamento da otto caratteri per comune, provincia, azienda.

Per quanto riguarda il pesce, va chiarito che non tutti i pesci e tutti i mari sono a rischio diossina. I mari freddi del Nord Europa sono i più contaminati, così come il Mar Baltico e il Mare del Nord, per via delle basse temperatura e per la presenza di numerose industrie metallurgiche e di fertilizzanti. Il Mediterraneo invece è meno esposto al rischio ed è quindi il caso di orientarsi su pesci che provengono dai nostri mari. Inoltre, i pesci piccoli sono da preferire a quelli grandi in termini di sicurezza, perchè i grandi, predatori, aumentano l’eventuale diossina mangiando altri pesci a loro volta eventualmente inquinati, senza contare che più la loro vita è lunga, più diossina accumulano.

Per concludere, un cenno sul latte. Per avere la certezza che provenga dall’Italia, bisogna scegliere quello pastorizzato di alta qualità, in quanto deve essere lavorato in tempi brevi dopo la mungitura e quindi ha sempre una provenienza locale.

Debora De Santis
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