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Anguria: guida completa
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Anguria

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Anguria

Anguria, frutto davvero unico

Nel nostro Paese entrambi i sinonimi vengono utilizzati per riferirsi a questo frutto, con variazioni su base territoriale: al nord prevale il termine “anguria”, al centro e al sud “cocomero”.

Il termine “anguria” deriva dal greco antico agourion, mentre “cocomero” è di origine latina e viene da cucumis. Entrambi questi termini antichi significano “cetriolo”, quindi sostanzialmente… si tratta della stessa cosa! La maturazione dell’anguria tipicamente coincide con il periodo estivo, perciò questo frutto è di stagione nel periodo compreso fra fine maggio e settembre.

Anguria

La pianta dell’anguria ha un aspetto cespitoso ed un portamento strisciante e rampicante, nel complesso piuttosto anonimo. Ciò che la rende inimitabile è il suo particolarissimo frutto, definito come peponide secondo la terminologia botanica, che è di grandi dimensioni con una spessa buccia (esocarpo) che racchiude una parte interna carnosa e succosa (mesocarpo e endocarpo).

I fiori dell’anguria, praticamente sconosciuti ai più, possiedono cinque petali e sono di un bel colore giallo acceso. La buccia è liscia, coriacea e resistente, e può assumere diverse colorazioni a seconda della varietà; esistono frutti di varie tonalità di verde chiaro e scuro, giallo e talvolta biancastro, variamente striate e macchiettate. La polpa contenuta è in genere di colore rosso, anche se esistono angurie dalla polpa arancio, rosa, gialla e verde; quest’ultima tonalità si incontra soprattutto quando la maturazione è ancora ad uno stadio incompleto. Le sue caratteristiche nutrizionali sono eccellenti. Ad eccezione di particolari varietà che ne sono prive, nell’anguria sono contenuti semi di forma ovoidale e appiattita il cui colore può essere nero, bianco o giallastro.

Come si diceva, l’anguria proviene dall’Africa tropicale, dove si possono ancora incontrare delle forme selvatiche di questa pianta, i cui frutti possono avere una gamma di sapori che varia grandemente dall’aspro al dolce. Proprio gli individui che naturalmente presentavano il sapore più gradevole vennero isolati e coltivati dall’uomo: non si sa quando prese avvio questa paziente opera di selezione, ma già quattromila anni fa sembra che le angurie venissero coltivate nella zona della Valle del Nilo. I suoi semi vennero trovati anche all’interno della celeberrima tomba di Tutankhamon!

A partire dal decimo secolo d.C. l’anguria iniziò ad essere coltivata in Asia e soprattutto in Cina, che attualmente è il maggior produttore mondiale di questo frutto. Fu solo nel XIII secolo che l’anguria giunse in Europa, portato dai Mori in seguito alla loro grande espansione territoriale. In seguito alla scoperta delle Americhe l’anguria venne portata anche del nuovo continente, dove la sua coltivazione ebbe in breve tempo molta fortuna.

Varietà di anguria

La maggior parte delle angurie che si possono trovare in commercio appartiene a poche, selezionate varietà, anche se nel complesso ne esistono più di 1200, il cui peso varia da pochi etti a diversi chili, con polpa di colore bianco, giallo, rosa, rosso o arancione.

Le dimensioni che i frutti commercialmente più diffusi possono raggiungere sono considerevoli, raggiungendo anche una ventina di chilogrammi ciascuna; per questo, le angurie possono essere commercializzate intere, a metà o divise in spicchi più piccoli. È questo il caso ad esempio delle angurie della varietà Crimson Sweet, che provengono dall’America settentrionale e che in Italia sono fra le più comunemente coltivate. Un’altra varietà piuttosto diffusa è la Charleston Gray, di forma oblunga e a maturazione più tardiva rispetto alla Crimson Sweet.

Esistono anche varietà di angurie volutamente selezionate per le loro ridotte dimensioni: presentano un peso di pochi chilogrammi e sono grosse all’incirca come un pallone da calcio. La polpa di queste piccole angurie può essere anche di colore giallo, mentre in alcune varietà questa è completamente priva di semi. Molto diffusa in Italia, ad esempio, è la varietà Sugar Baby.

Senza dubbio, fra la grande varietà di angurie prodotte nel corso degli anni il premio per la più bizzarra lo detiene il Giappone. Diversi anni fa gli agricoltori della regione di Zentsuji risolsero in modo per certi versi geniale l’annoso problema dello stoccaggio di questi frutti, la cui forma ovale comporta la presenza di molti spazi vuoti e, quindi, l’occupazione di grandi volumi. Le angurie vennero fatte crescere all’interno di contenitori squadrati di vetro trasparente, lasciando che il frutto assumesse in modo naturale una forma cubica: ecco quindi che si poté per la prima volta disporre di frutti facili da accatastare, stivare e trasportare!

Ma le sperimentazioni non si esaurirono qui: successivamente vennero prodotte con successo anche angurie dalla forma piramidale e di diversi altri poliedri. Un limite legato a queste particolarissime angurie è tuttora rappresentato dal loro prezzo, che talvolta risulta essere anche il doppio delle angurie “normali” a causa della produzione limitata e delle intense cure colturali necessarie.

Come gustare al meglio l’anguria

L’anguria è un alimento squisito che, come tutta la frutta, probabilmente regala il meglio di sé quando gustata semplice, al naturale. In una calda giornata d’estate una bella fetta di anguria, fresca di frigorifero, è ideale per una pausa rinfrescante.

Ma l’anguria si presta anche ad essere impiegata come ingrediente per macedonie miste e spiedini di frutta, nonché per la preparazione di gelati, sorbetti e semifreddi.

Si dà per scontato che la parte edibile dell’anguria sia rappresentata esclusivamente dalla polpa, ma può sorprendere sapere che anche le bucce sono perfettamente commestibili. Noi siamo abituati a scartarle per via del loro sapore sgradevole e della loro consistenza coriacea, ma in Cina, ad esempio, le bucce di anguria bianche o verde chiaro sono utilizzate come verdura e cucinate fritte o stufate, oppure conservate sottaceto come accade anche in alcune zone degli Stati Uniti meridionali. Nel 2007, addirittura, lo stato federale dell’Oklahoma dichiarò l’anguria come sua verdura-simbolo, suscitando dibattiti controversi (e non ancora risolti) sul tema: “l’anguria è una verdura o un frutto?”.

Dal succo di anguria si può ricavare una sorta di vino fermentato, mentre i semi che di solito vengono scartati possono essere tostati e consumati come snack. I semi “al naturale”, invece, andrebbero evitati perché possono causare sgradevoli effetti lassativi.

Alcuni ritengono che l’anguria sia un alimento poco digeribile, e questa affermazione può essere vera per i bambini di età inferiore ai tre anni, che ancora non possiedono la capacità di digerire tutti i cibi. Negli adulti l’anguria è invece perfettamente digeribile, ma spesso questa viene servita a fine pasto, come si farebbe con un qualsiasi frutto, e questo è un errore comune. La presenza di grandi quantità di acqua fa sì che i succhi gastrici vengano fortemente diluiti, rallentando perciò i processi digestivi e dando la sensazione di un appesantimento allo stomaco. Meglio consumare l’anguria lontano dai pasti principali per non incorrere in questi disturbi.

Oltre che buona da mangiare, l’anguria è ottima anche per la pelle: grazie alle sue proprietà emollienti, infatti, impacchi a base della sua polpa sono in grado di tonificare, rinfrescare e reidratare la cute.

Letture consigliate

  • Titolo: Frutta e ortaggi in Italia
    Collana: Guide enogastronomia
    Autori: Luisa Cabrini, Fabrizia Malerba
    Editore: Touring Editore
    Anno: 2005
    Lunghezza: 240 pagine
  • Titolo: Coltivare frutta e verdura biologica
    Collana: Linea Bio
    Editore: Giunti Editore
    Anno: 2004
    Lunghezza: 192 pagine
Giovanni Lattanzi
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