Raccolta tartufi: norme e leggi

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Nel nostro Paese la raccolta dei tartufi è regolamentata da una specifica normativa risalente al 1985, successivamente modificata e che ammette diverse deroghe a livello locale. In questa guida potrete trovare informazioni relative alla raccolta di questi funghi ipogei secondo quanto previsto dalla legge italiana.

Raccolta tartufi: cosa dice la legge

A livello italiano, tutti gli aspetti legati alla raccolta tartufi, dal reperimento in natura di questo fungo sino alla sua commercializzazione, sono regolamentati dalla Legge 16 dicembre 1985, n. 752

Normativa quadro in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo

Il campo di applicazione di questa legge si estende a tutto il territorio italiano, eccezion fatta per le regioni a statuto speciale e per le province di Trento e Bolzano dove esistono normative specifiche.

Normativa sulla raccolta tartufi

Raccolta tartufi: specie consentite

Secondo la Legge 752/1985 e successive modifiche, sul territorio italiano è consentita la raccolta di queste sole specie di tartufi in periodi dell’anno limitati:

  • Tuber magnatum (bianco): dal 1° ottobre al 31 dicembre
  • Tuber melanosporum (nero pregiato): dal 15 novembre al 15 marzo
  • Tuber aestivum (tartufo d’estate o scorzone): dal 1° maggio al 30 novembre
  • Tuber uncinatum (uncinato): dal 1° ottobre al 31 dicembre
  • Tuber brumale (nero d’inverno o trifola nera): dal 1° gennaio al 15 marzo
  • Tuber brumale var. moschatum (moscato): dal 15 novembre al 15 marzo
  • Tuber albidum (bianchetto o marzuolo): dal 15 gennaio al 30 aprile
  • Tuber macrosporum (nero liscio): dal 1° settembre al 31 dicembre
  • Tuber mesentericum (nero ordinario): dal 1° settembre al 31 gennaio

Il calendario di raccolta può subire variazioni su scala regionale, motivate da particolari condizioni climatiche o del territorio. La commercializzazione di questi tartufi freschi è inoltre possibile solo in concomitanza con i periodi nei quali è autorizzata la raccolta.

Raccolta tartufi: come si fa

Solo le persone munite di apposito tesserino possono praticare la raccolta del tartufo, e per ottenere questo permesso è necessario superare un esame nel quale viene accertata l’idoneità del raccoglitore.

Secondo quanto previsto dalla normativa in vigore, la raccolta del tartufo è libera sia nei boschi che nei terreni non coltivati. Per quanto riguarda invece le tartufaie coltivate oppure controllate, vi è il diritto di proprietà da parte del conduttore; la presenza di queste aree private deve essere opportunamente segnalata da cartelli che riportino l’indicazione “Raccolta di tartufi riservata”.

Nella raccolta tartufi vengono impiegati cani addestrati dall’olfatto finissimo, in grado di sentire l’odore dei funghi sotterranei anche attraverso lo spessore di diversi centimetri di terreno. Una volta che il cane ha indicato un preciso punto del terreno, il raccoglitore è autorizzato all’impiego di un apposito attrezzo, detto vanghetto oppure vanghella, con il quale scavare.

Tutte le indicazioni precedenti non si applicano a chi raccoglie in terreni di sua proprietà.

Divieti durante la raccolta tartufi

Chi si dedica alla raccolta tartufi deve osservare alcuni divieti, fondamentali per consentire la perpetuazione delle specie e rispettare l’ambiente naturale. In particolare, viene fatto divieto di:

  • Raccogliere tartufi immaturi
    dal momento che questi esemplari non hanno ancora potuto disperdere nell’ambiente le loro spore.
  • Lasciare buche aperte
    dopo aver scavato alla ricerca di tartufi: il terreno deve essere nuovamente livellato cercando di lasciarlo nelle migliori condizioni possibili.
  • Dedicarsi alla raccolta del tartufo nelle ore notturne
    da un’ora dopo il tramonto sino ad un’ora prima dell’alba è vietato andare alla ricerca di questi funghi.

Per consultare il testo completo della normativa sulla raccolta tartufo



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